Cosa sono gli User Generated Content e come puoi usarli?

perché usare gli User generated content

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Indice

Introduzione
Cosa sono gli User-Generated Content (UGC)?
Perché gli User-Generated Content funzionano?
I vantaggi per il brand o l’azienda
Difficoltà dell’uso degli UGC
Esempi di User-Generated Content
Conclusione

 

Introduzione

Ti è mai capitato di sentir parlare di User-Generated Content?

In questo articolo ti spiego cosa sono e perché può essere fondamentale sfruttarli nella tua strategia comunicativa.

Tempo di lettura: 8 minuti oppure ascoltalo in Podcast!

 

Cosa sono gli User-Generated Content (UGC)? 

Iniziamo con il dare una definizione a questi User-Generated Content.

Gli User-Generated Content, che puoi trovare anche indicati con la sigla UGC o con la dicitura, meno utilizzata, User Created Content (UCC), sono molto semplicemente dei contenuti, relativi ad uno specifico brand, creati spontaneamente dagli utenti e pubblicati online (solitamente sui social).

Gli UGC possono essere prodotti sotto varie forme: dalle immagini, ai video, alle recensioni scritte, ad articoli sui blog, e così via.

 

Fai attenzione a non confondere però gli UGC con l’Influencer marketing. Si tratta di due cose ben distinte. 

Gli UGC infatti, a differenza dei secondi, per quanto possano essere creati a partire da una richiesta del brand nei confronti della sua community, non vengono retribuiti. Vengono creati da individui che non sono “rappresentanti” ufficiali del brand.

Quindi c’è differenza, ad esempio, tra un post di Chiara Ferragni che indossa il nuovo completo Intimissimi e quello di una qualsiasi ragazza che, entusiasta del suo nuovo acquisto, condivide sul suo profilo Instagram una foto in cui lo indossa. 

 

Perché gli User-Generated Content funzionano?

Gli User-Generated Content funzionano. Su questo non c’è dubbio. 

La prova è che sono ormai moltissime le aziende, dalle più importanti alle attività più piccole, che hanno inserito gli UGC nella loro strategia di marketing e nei loro Piani Editoriali. 

Ma come mai funzionano?

Possiamo individuare la risposta a questa domanda in due “macro-ragioni”:

  1. Le persone hanno la forte tendenza a fidarsi di altre persone a loro simili (ed ecco che ritorna il Principio di Riprova Sociale di Cialdini), piuttosto che delle pubblicità prodotte e condivise direttamente dai brand.
    Il pubblico si fida degli UGC, così come si fiderebbe del parere e del consiglio di un amico o familiare, perché gli UGC sono contenuti originali ed autentici.
  2. La seconda motivazione è invece che agli individui piace sentirsi parte di un gruppo (ecco un altro principio di Cialdini, quello dell’Unità).
    Quindi, vedere che il brand che tanto apprezzano ricondivide un contenuto che proprio loro hanno prodotto li farà sentire importanti e parte di una community e della strategia comunicativa dell’azienda stessa.
    È fondamentale che il brand fidelizzi gli utenti, e lo sfruttare gli UGC è un ottimo modo per farlo.

 

I vantaggi per il brand o l’azienda 

Gli UGC rappresentano una strategia win win, perché oltre a creare entusiasmo nell’audience, comportano notevoli vantaggi anche per l’azienda stessa. 

Innanzitutto perché gli UGC sono flessibili.
Possono essere sfruttati non solo nella comunicazione social, ma anche in altri ambiti dell’online. Così come sono perfettamente adattabili anche in altre tipologie di campagne pubblicitarie. 

Ad esempio, gli UGC possono essere sfruttati negli e-commerce per convincere gli utenti all’acquisto. Vedere un abito addosso non solo ad una modella, ma anche ad altre ragazze, magari con fisicità diverse, può veramente fare la differenza. 

Questa strategia la troviamo ad esempio sul sito di abbigliamento di Mango, dove nella home c’è la sezione #MANGOGIRLS. Questa è cliccabile, e porta ad una pagina dove ci vengono mostrate le foto che moltissime ragazze hanno ricondiviso sui loro social taggando il brand. 

User-Generated Content
User-Generated Content

 

Un altro caso interessante è stato quello di Airbnb che ha creato diversi spot pubblicitari, condivisi poi sia online che in TV, sfruttando le foto che dei fotografi avevano scattato durante il loro soggiorno con le famiglie in alcune strutture partner di Airbnb.
In questo caso non abbiamo la certezza che sia un UGC al 100%, perché i fotografi potrebbero essere stati pagati dal brand. Ma l’idea poteva essere sviluppata come UGC, coinvolgendo la community, e funzionare comunque. 

 

 Un secondo vantaggio dell’usare gli User-Generated Content è che sono più convenienti rispetto ad una qualsiasi altra strategia di marketing, in particolar modo rispetto all’Influencer marketing. 

Quanto ti costerebbe richiedere una collaborazione con un influencer? Moltissimi soldi.
Quanto invece chiedere ai tuoi clienti più fidati di condividere un post in cui raccontano quanto apprezzano i tuoi prodotti o servizi? Praticamente nulla. 

Gran parte della tua audience sarà entusiasta di essere coinvolta nella tua comunicazione, così come si sentirà importante nel sentirsi chiedere come si è trovata usando il tuo prodotto o servizio.

Così facendo risulterai mille volte più credibile agli occhi di nuovi potenziali acquirenti. 

 

Difficoltà dell’uso di UGC

La difficoltà del costruire una campagna di UGC è che hai bisogno di avere una community molto attiva e partecipativa. 

Se la community è silente e poco propensa ad esporsi, il rischio è che tu lanci una challenge e non ottenga un buon riscontro.
Questo flop pubblico potrebbe non essere la cosa migliore per la tua immagine. 

 

Esempi di User-Generated Content

Vediamo ora alcuni casi pratici di UGC sfruttati in vario modo.

Tassoni

Partiamo da Tassoni, storico marchio italiano produttore di bibite, che spesso integra nel suo Piano Editoriale social, soprattutto su Instagram, contenuti prodotti dai suoi follower. 

User-Generated Content_tassoni User-Generated Content_tassoni

Come puoi vedere, anche se non si tratta di immagini qualitativamente equiparabili a quelle postate direttamente dal brand, compaiono con frequenza nel feed di Tassoni.
Questo perché il creare una community forte e fidelizzare i clienti è indubbiamente più importante dell’avere sempre un feed perfetto ed impeccabile. 

 

Moleskine

Anche Moleskine sui social ricondivide post dei membri della sua community, contrassegnandoli con l’hashtag #MoleskineByYou. 

Spesso lancia anche delle vere e proprie challenge per coinvolgere i suoi follower, ricondividendo i contenuti nelle storie, come nel caso della “Join our creativity challenge”, cui è stato legato l’#MoleskineMoments.
Un modo interessante per permettere anche alla community di scoprire nuovi creator e artisti. 

User-Generated Content_moleskine User-Generated Content_moleskine

 

GoPro 

Parlando di UGC non possiamo non nominare il marchio GoPro, che va considerato uno dei pionieri degli User-Generated Content. 

È infatti ormai dal lontano 2009 che GoPro mantiene attivo il suo canale YouTube con i contenuti dei suoi clienti. Integrando poi, col passare del tempo anche tutti gli altri social, dove spesso lancia hashtag e challenge coinvolgendo la sua community. 

Una strategia geniale e sicuramente vincente (visto il successo dell’azienda) che ha portato alla creazione di una community forte, mostrando all’audience, anche di potenziali clienti, la qualità dei loro prodotti. E al contempo avendo una quantità elevatissima di contenuti variegati da proporre sui loro social.

User-Generated Content

 

Conclusione

Come sarà ormai chiaro, indipendentemente da quale sia la tua attività, ti consiglio di provare ad utilizzare gli User-Generated Content. 

MA, prima di passare alla pratica ricorda due cose fondamentali:

  1. Chiedi sempre il consenso all’utente prima di ricondividere un qualsiasi suo contenuto, in particolar modo se si tratta di foto o video.
    Questo perché può accadere che una persona utilizzi un tuo hashtag, senza sapere che il tuo brand lo sta utilizzando in una campagna di  UGC.
    Ricondividere un contenuto senza un consenso esplicito può danneggiare gravemente la tua immagine e farti ricadere in problemi di copyright.
  2. Una volta ottenuto il consenso per la ricondivisione dell’UGC, ricordati di rendere chiaro il nome dell’utente che ha prodotto il contenuto.
    Questa è un’azione fondamentale per riconoscere adeguatamente il lavoro della persona in questione.

 

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